Juan Atkins, il produttore di Detroit che ha dato il nome alla techno, è morto a 64 anni

· DJing

Il fondatore di Cybotron e Model 500 è stato trovato privo di sensi in un hotel di Città del Messico il 31 ottobre 2026, poche ore prima del suo set. Aveva 64 anni.

Juan Atkins, il produttore di Detroit a cui quasi tutti attribuiscono l'invenzione della techno, è morto a 64 anni. È stato trovato privo di sensi nella sua camera d'albergo a Città del Messico sabato 31 ottobre 2026, poche ore prima del set che doveva suonare allo YuYu Cine Club. È stato portato in ospedale, dove ne è stato constatato il decesso. La sua agenzia, Greensmith Artists, ha confermato la notizia domenica su Instagram. La causa della morte non è stata resa nota.

Kevin Saunderson, che lo conosceva da quando erano ragazzini, è stato tra i primi a parlare. Lo ha chiamato «mio fratello» e ha scritto: «Juan era il creatore della Techno, un vero visionario che ha aperto la porta a tanti di noi, me compreso». Ha anche ricordato che fu proprio Atkins a mostrargli come finire il suo primo disco, “Triangle of Love”.

Belleville, Mojo e un Korg MS-10

Atkins era nato a Detroit il 12 settembre 1962. Dopo la separazione dei genitori si trasferì a Belleville, una cittadina a ovest di Detroit. Suonava il basso e la chitarra in gruppi funk e a 15 anni comprò il suo primo sintetizzatore, un Korg MS-10. A Belleville conobbe due ragazzi più giovani di lui, Derrick May e Kevin Saunderson. Anni dopo la stampa li avrebbe chiamati i Belleville Three.

Quello che costruì nasceva da un miscuglio di fonti piuttosto strano. Kraftwerk e Parliament-Funkadelic, spesso uno dopo l'altro nel programma notturno di The Electrifying Mojo sulla radio di Detroit. E i libri futuristi di Alvin Toffler, i cui “techno-rebels” in The Third Wave diedero a un adolescente cresciuto in una città dell'auto che si stava svuotando una parola per quello che voleva diventare.

Cybotron, Metroplex e Model 500

Nel 1980 fondò i Cybotron con Richard “3070” Davis. Il loro primo singolo, “Alleys of Your Mind”, uscì nel 1981. Due anni dopo “Clear”, dall'album Enter, diventò un classico dell'electro che i breaker e i ragazzi di Detroit sentivano come cosa loro. Più di vent'anni dopo Missy Elliott lo avrebbe campionato in “Lose Control”.

Atkins e Davis si separarono nel 1985. Atkins fondò la sua etichetta, Metroplex, e cominciò a pubblicare come Model 500. Prima arrivò “No UFO's”, poi “Night Drive (Thru-Babylon)” e più tardi “The Chase”. I bpm salivano, il funk si faceva più freddo e più strano. Lo stampo, più o meno, era quello. Nel 1988 la compilation britannica Techno! The New Dance Sound of Detroit incluse il suo brano “Techno Music”, e il genere ebbe il suo nome.

Non si è mai fermato davvero. Registrava come Infiniti quando voleva andare più a fondo e asciugare tutto, nel 1995 pubblicò un album a nome Model 500 intitolato Deep Space e più avanti diede vita ai Borderland con Moritz von Oswald di Basic Channel: Detroit e Berlino nello stesso studio, per due album. Negli ultimi due anni il suo nome compariva ancora nei cartelloni del Movement di Detroit, del Dekmantel di Amsterdam e di Houghton in Inghilterra, con date nei club di New York, Berlino e Tokyo nel mezzo.

Perché contava per i DJ

Prendete un set techno qualsiasi suonato questo fine settimana: andando a ritroso si arriva a una manciata di dischi che Atkins realizzò in Michigan nei primi anni Ottanta. Le drum machine sono la parte ovvia. Quella meno ovvia è l'atteggiamento: la musica elettronica da ballo poteva parlare di futuro, di macchine e di città vuote e di quel po' di solitudine che ci si prova dentro, e la gente avrebbe ballato lo stesso. May e Saunderson hanno portato quell'idea dove lui non è mai andato, Saunderson addirittura nelle classifiche inglesi con gli Inner City. Ma Atkins ci era arrivato per primo, e ci è rimasto per più di quarant'anni.

Per molti DJ è stato anche la prima prova che di questa roba si poteva fare una vita. Un ragazzo della periferia di Detroit aveva messo in piedi un'etichetta tutta sua, senza nessuna industria alle spalle, e nel giro di pochi anni i suoi dischi giravano nei club britannici e del resto d'Europa. Se non l'avete mai visto, il documentario High Tech Soul (2006) racconta bene questa storia, e lo fa anche il più recente God Said Give 'Em Drum Machines (2022).

Juan Atkins nella nostra serie DJing Culture

A settembre Juan Atkins è stato il protagonista dell'episodio 15 di DJing Culture, la nostra serie di brevi biografie video dei DJ che hanno fatto la storia del mestiere. Ci era entrato grazie alla Top 100 di DJ Mag, che nel 1997 lo aveva messo al n. 92, in un anno in cui il sondaggio premiava soprattutto chi riempiva i superclub. Un padre della techno che si infila al 92° posto vuol dire qualcosa. Se lo state scoprendo solo adesso, non è un brutto punto di partenza.

Trovate il suo profilo su DJing.com all'indirizzo djing.com/juan-atkins, e il resto della serie sul nostro canale YouTube.

Aveva una data in calendario e una sala a Città del Messico che lo stava aspettando. Riposa in pace, Juan.